Un pò di tutto… di tutto un pò!

Quando la Lirica arriva in Prima Serata

1955: la Rai, Radio Televisione Italiana, registra una leggendaria Norma con Maria Callas e Mario Del Monaco. Una Norma cestinata qualche decennio dopo, perché ritenuta poco appetibile per il pubblico.

1957: la Rai, Radio Televisione Italiana, filma un’Italiana in Algeri con Teresa Berganza, mezzosoprano emergente e futuro astro della lirica, e Sesto Bruscantini, basso buffo di fama internazionale.

1984: la Rai, Radio Televisione Italiana, manda in onda la prima Pesarese del Viaggio a Reims, opera sconosciuta di Gioachino Rossini; nel cast figurano alcuni fra i migliori cantanti rossiniani del secolo, da Samuel Ramey a Lucia Valentini Terrani.

2012: la Rai, Radio Televisione Italiana, affida la conduzione di un programma dedicato all’Opera ad Enzo Ghinazzi, in arte Pupo. Giovani emergenti si sfidano nell’esecuzione di celebri arie d’opera, di canzoni pop (!!!) e colonne sonore.

Giusto ieri sera, poco prima che uscissi, la mia buona stella mi ha dirottato su Rai1, dove è andata in onda la seconda puntata di “Mettiamoci all’Opera“, sedicente talent show dedicato a giovani cantanti in cerca di successo. Non avendo visto la prima puntata ed essendo stato incuriosito dalle osservazioni che avevo letto sul web la settimana scorsa, ho deciso di dare un’occhiata. I quindici minuti di spettacolo che mi sono sorbito, prima di cambiare canale (e di rifugiarmi su Frankestein Junior) mi sono bastati a farmi un’idea. Anzi, più di una.

Prima cosa: non ha senso dedicare un programma alla Lirica e poi mescolare la Lirica stessa a musica del tutto diversa, come se essa non bastasse a conquistare l’attenzione e l’interesse del pubblico. Se non si considera la Lirica in grado di attirare la gente, perché dedicarle dei programmi? Per fare cultura? Quella che ho visto ieri sera non era cultura. Le arie tagliate e cucite con l’accetta perché durino due minuti o poco più, non sono cultura. La faccia monocorde di Nina Senicar, sempre con la stessa espressione e perennemente alla ricerca della telecamera, non è cultura.

Secondo, non ha senso costruire una gara, dove chi giudica non ha le competenze per un giudizio corretto: su tre giurati, solo una è stata una cantante. Gli altri? Sorvoliamo. Volessi entrare in dettaglio, potrei anche esprimere qualche riserva sulle osservazioni che la cantante in questione ha fatto. Criticare un tenore, perché alla fine dell’aria ha allungato troppo la cadenza, mi sembra di dubbio gusto e di scarsa correttezza (vogliamo parlare delle libertà che i cantanti ottocenteschi si prendevano quando cantavano?).

Terza ed ultima cosa: per un programma di questo tipo, non ha senso scegliere un conduttore come Pupo, che non è neanche in grado di pronunciare correttamente il nome di un’opera. Stento ancora a cogliere il senso di alcune sue osservazioni, evidentemente troppo profonde per i comuni mortali. In un suo articolo, Aldo Grasso ne ha riportata una della settimana scorsa: immaginavate che per cantare Carmen occorre carattere? Si, si, lo so: ora che lo sapete, la vostra giornata cambierà aspetto! ;)

In conclusione, un programma così non mi sembra adatto a suscitare interesse: né in chi non ama la Lirica, né in chi è già appassionato; e questo proprio per il suo carattere ibrido, per quel suo voler soddisfare tutti che si risolve necessariamente in un non soddisfare nessuno.

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